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giovedì 8 novembre 2012

Parola di Vita: Novembre 2012

   «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

Gesù sta rivolgendo agli apostoli i suoi grandi ed intensi discorsi di addio, e li assicura, fra il resto, che essi lo avrebbero visto di nuovo, perché egli si sarebbe manifestato a coloro che lo amano.
Giuda, non l’Iscariota, gli domanda allora come mai egli si sarebbe manifestato a loro e non in pubblico. Il discepolo desiderava una grande manifestazione esterna di Gesù che avrebbe potuto cambiare la storia e sarebbe stata più utile, secondo lui, alla salvezza del mondo. Gli apostoli, infatti, pensavano che Gesù fosse il profeta tanto atteso degli ultimi tempi, il quale avrebbe fatto la sua comparsa rivelandosi al cospetto di tutti come il Re d’Israele e, mettendosi alla testa del popolo di Dio, avrebbe instaurato definitivamente il Regno del Signore.
Gesù risponde invece che la sua manifestazione non sarebbe avvenuta in modo spettacolare ed esterno. Essa sarebbe stata una semplice, straordinaria “venuta” della Trinità nel cuore del fedele, che si attua là dove vi è fede ed amore.
Con questa risposta Gesù precisa in quale modo egli rimarrà presente in mezzo ai suoi dopo la sua morte e spiega come sarà possibile avere contatto con lui.

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

La sua presenza dunque si può realizzare fin d’ora nei cristiani ed in mezzo alla comunità; non occorre aspettare il futuro. Il tempio che la accoglie non è tanto quello fatto di muri, ma il cuore stesso del cristiano, che diventa così il nuovo tabernacolo, la viva dimora della Trinità.

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

Ma come può il cristiano arrivare a tanto? Come portare in sé Dio stesso? Quale la via per entrare in questa profonda comunione con lui?
E’ l’amore verso Gesù.
Un amore che non è mero sentimentalismo, ma si traduce in vita concreta e, precisamente, nell’osservare la sua Parola.
E’ a quest’amore del cristiano, verificato dai fatti, che Dio risponde col suo amore: la Trinità viene ad abitare in lui.

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

«… osserverà la mia parola».
E quali sono le parole che il cristiano è chiamato ad osservare?
Nel Vangelo di Giovanni, “le mie parole” sono spesso sinonimo di “i miei comandamenti”. Il cristiano è dunque chiamato ad osservare i comandamenti di Gesù. Essi però non vanno tanto intesi come un catalogo di leggi. Occorre piuttosto vederli tutti sintetizzati in quello che Gesù ha illustrato con la lavanda dei piedi: il comandamento dell’amore reciproco. Dio comanda ad ogni cristiano di amare l’altro fino al dono completo di sé, come Gesù ha insegnato ed ha fatto.

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

E come allora vivere bene questa Parola? Come arrivare al punto in cui il Padre stesso ci amerà e la Trinità prenderà dimora in noi?
Attuando con tutto il nostro cuore, con radicalità e perseveranza appunto l’amore reciproco fra noi.
In questo, principalmente, il cristiano trova anche la via di quella profonda ascetica cristiana che il Crocifisso esige da lui. E’ lì, infatti, nell’amore reciproco, che fioriscono nel suo cuore le varie virtù ed è lì che può corrispondere alla chiamata della propria santificazione.

                                                                                    Chiara Lubich

giovedì 18 ottobre 2012

L'esperienza di Fra Andrea col gruppo per un Mondo Unito

Sabato 13 e Domenica 14 Ottobre, sono andato in pellegrinaggio a Sassello (Savona), paese natale della Beata Chiara Luce Badano, insieme ad un gruppo di 60 Giovani di Roma!
Il pellegrinaggio è stato organizzato dai Giovani per un Mondo Unito, realtà dell'Opera di Maria che vede uniti giovani di tutto il mondo, di tutte le fedi e anche di convinzioni non religiose, col comune ideale di fare dell'umanità una famiglia: di realizzare il mondo unito, vivendo la regola d'oro: "fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".
Insieme a 60 giovani di questo movimento, anche io e i due nostri novizi, siam voluti andare da una testimone: Chiara Luce! Una ragazza che ha creduto all'ideale del mondo unito e che ha saputo vivere l'amore e la gioia che questo impegno comporta, anche nel dolore, trasformando tutto in amore e trasformando, così, il mondo intorno a Lei!
Una giovane, morta a 18 anni, che ha gridato con la sua vita che vivere l'amore è possibile, che amare è fonte di gioia anche nella malattia, che è amare il vero senso della vita! Una giovane che amava i giovani! Una giovane che, alla fine della vita, ha detto "Voglio lasciare la mia fiaccola ai giovani, come alle Olimpiadi. Io ho fatto la mia corsa, ora tocca a loro! I giovani hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene!".
Sono stati due giorni splendidi, fra video su Chiara Luce, testimonianze di ragazzi che hanno trovato il senso della propria vita grazie a lei, momenti di riflessione e incontri con i testimoni diretti. E' venuta a parlarci Aldina, che l'ha conosciuta molto bene, e abbiamo avuto un incontro, del tutto provvidenziale (non era programmato), con Ruggero: il papà di Chiara Luce, che si è fermato con noi una ventina di minuti.
Abbiamo anche avuto un'ora di cielo davanti alla tomba di Chiara Luce.
Si è respirata, in questi due giorni, un'aria veramente soprannaturale, un'atmosfera bella e gioiosa, giovanile, ma tutta protesa a fare la volontà di Dio, a realizzare, a partire da noi, la fraternità universale!
Torniamo a casa con una consegna: la fiaccola di Chiara Luce, da portare, correndo con entusiasmo, a tutti i giovani del mondo.
In unità,
Fra Andrea Patanè, FFm

venerdì 12 ottobre 2012

Lettere del Padre Carlos: Riprendiamo i nostri incontri

Carissimi:
            Il  30 Settembre scorso ci siamo visti nella casa a via Lepanto, alcuni di quelli che vogliamo condividere la nostra vita di consacrati alla luce della spiritualità del Movimento dei Focolari.
Dopo un bel scambio, in cui Ali ci ha parlato della sua esperienza vissuta nel Gen-fest di Budapest (e di vedere un piccolo filmato sullo stesso) abbiamo parlato di riprendere in questo corso i nostri incontri mensili. 

Ancora non abbiamo deciso il programma  (dobbiamo farlo fra tutti) ma ci siamo dati un primo appuntamento per la Domenica 21 Ottobre, dalle 3,30-3,45 alle 6.00 – 6,15 nel pomeriggio.
            Il posto, come sempre è  Via degli Scipioni 265 (accanto alla fermata della metropolitana “Lepanto”) , Interno 3 (primo piano).
In tanto vi spedisco il PPS della Parola di vita del mese di Ottobre.
(Anche se, come sapete, lo trovate sempre nel nostro blog: http://genreroma.blogspot.it/2012/10/parola-di-ottobre-2012-sulla-tua-parola.html
Un saluto di cuore e ... a presto.
Carlos Garcìa Andrade  cmf.

Parola di Ottobre 2012 : «Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).


«Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).

Gesù, quando finì di insegnare, seduto sulla barca di Simone, disse a lui e ai suoi compagni di gettare le reti in mare; e Simone, pur affermando che tutta la notte avevano faticato invano, soggiunse: «Sulla tua parola getterò le reti».
E, gettatele, furono talmente ripiene di pesci che si rompevano. Vennero allora dei compagni ad aiutarlo e riempirono essi pure le barche a tal punto che quasi affondavano. Simone, assai stupito, come lo erano anche Giacomo e Giovanni suoi compagni, si gettò allora ai piedi di Gesù, pregandolo di allontanarsi da lui peccatore. Ma Gesù gli disse di non temere: da quel momento sarebbe diventato pescatore di uomini. E da quell’istante, Simone, Giacomo e Giovanni divennero suoi discepoli.
Questo è il racconto della pesca miracolosa, che simboleggia la futura missione degli apostoli. Il comportamento di Pietro è modello non solo per gli altri apostoli e per coloro che gli succederanno, ma anche per ogni cristiano.

«Sulla tua parola getterò le reti».

Dopo una notte infruttuosa, Pietro, esperto nella pesca, avrebbe potuto sorridere e rifiutarsi di accettare l’invito di Gesù a gettare le reti di giorno, momento meno propizio. Invece, passando oltre il suo ragionamento, si fidò di Gesù.
È questa una situazione tipica attraverso la quale anche oggi ogni credente, proprio perché credente, è chiamato a passare. La sua fede, infatti, è messa alla prova in mille modi.
Seguire Cristo significa decisione, impegno e perseveranza, mentre in questo mondo in cui viviamo tutto sembra invitare al rilassamento, alla mediocrità, al “lasciar perdere”. Il compito appare troppo grande, impossibile a raggiungersi, e fallito in anticipo.
Occorre allora la forza di andare avanti, di resistere all’ambiente, al contesto sociale, agli amici, ai mass-media.
È una prova dura da combattere giorno per giorno, o meglio ora per ora.
Ma, se la si affronta e la si accoglie, essa servirà a farci maturare come cristiani, a farci sperimentare che le straordinarie parole di Gesù sono vere, che le sue promesse si attuano, che si può intraprendere nella vita un’avventura divina mille volte più affascinante di quante altre ne possiamo immaginare, dove possiamo essere testimoni, ad esempio, che mentre nel mondo la vita è spesso così stentata, piatta ed infruttuosa, Dio ricolma di ogni bene chi lo segue: dà il centuplo in questa vita, oltre alla vita eterna. È la pesca miracolosa che si rinnova.

«Sulla tua parola getterò le reti».

Come mettere in pratica allora questa Parola?
Facendo anche noi la scelta di Pietro: «Sulla tua ‘parola’…». Aver fiducia nella sua Parola; non mettere il dubbio su ciò che Egli chiede. Anzi: basare il nostro comportamento, la nostra attività, la nostra vita sulla sua Parola.
Fonderemo così la nostra esistenza su ciò che vi è di più solido, sicuro, e contempleremo, nello stupore, che proprio là dove ogni risorsa umana viene meno, Egli interviene, e che là, dove è umanamente impossibile, nasce la vita.
Chiara Lubich

[1]  Pubblicata in Città Nuova, 1983/2, pp. 40-41.

mercoledì 1 agosto 2012

Parola di vita - Agosto 2012

«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

È questa una Parola di grande conforto e di sprone per noi tutti cristiani.
Con essa Gesù ci esorta a vivere con coerenza la nostra fede in lui, poiché dall’atteggiamento che avremo assunto nei suoi confronti durante la nostra esistenza terrena, dipende il nostro eterno destino. Se lo avremo riconosciuto – Egli dice – davanti agli uomini, gli daremo motivo di riconoscerci davanti al Padre suo; se, al contrario, lo avremo rinnegato davanti agli uomini, ci rinnegherà anche lui davanti al Padre.

«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Gesù richiama il premio o il castigo, che ci attendono dopo questa vita, perché ci ama. Egli sa, come dice un Padre della Chiesa, che a volte il timore di una punizione è più efficace di una bella promessa. Per questo alimenta in noi la speranza della felicità senza fine e nello stesso tempo, pur di salvarci, suscita in noi il timore della condanna.
Quel che gli interessa è che arriviamo a vivere per sempre con Dio. E’, del resto, l’unica cosa che conta; è il fine per cui siamo stati chiamati all’esistenza: solo con lui, infatti, raggiungeremo la completa realizzazione di noi stessi, l’appagamento pieno di tutte le nostre aspirazioni. Per questo Gesù ci esorta a “riconoscerlo” fin da quaggiù. Se invece in questa vita non vogliamo aver a che fare con lui, se ora lo rinneghiamo, quando dovremo passare all’altra vita, ci troveremo per sempre tagliati da lui.
Gesù, al termine del nostro cammino terreno, non farà altro dunque che confermare, davanti al Padre, la scelta operata da ciascuno sulla terra, con tutte le sue conseguenze. E, con il riferimento all’ultimo giudizio, Egli ci mostra tutta l’importanza e la serietà della decisione che noi prendiamo quaggiù: è in gioco, infatti, la nostra eternità.

«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Come trarre profitto da questo avvertimento di Gesù? Come vivere questa sua Parola?
Lo dice lui stesso: «Chi mi riconoscerà…». Decidiamoci allora a riconoscerlo davanti agli uomini con semplicità e franchezza.
Vinciamo il rispetto umano. Usciamo dalla mediocrità e dal compromesso, che svuotano di autenticità la nostra vita anche come cristiani.
Ricordiamo che siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo: Egli vuole arrivare a tutti gli uomini col suo messaggio di pace, di giustizia, d’amore, proprio tramite noi.
Testimoniamolo dovunque ci troviamo per motivi di famiglia, di lavoro, di amicizia, di studio o per le varie circostanze della vita.
Diamo questa testimonianza anzitutto col nostro comportamento: con l’onestà della vita, con la purezza dei costumi, col distacco dal denaro, con la partecipazione alle gioie e sofferenze altrui.
Diamola in modo particolare con il nostro reciproco amore, la nostra unità, in modo che la pace e la gioia pura, promesse da Gesù a chi gli è unito, ci inondino l’animo fin da quaggiù e trabocchino sugli altri.
E a chiunque ci chiederà perché ci si comporta così, perché si è così sereni, pur in un mondo tanto travagliato, rispondiamo pure, con umiltà e sincerità, quelle parole che lo Spirito Santo ci suggerirà, dando così testimonianza a Cristo anche con la parola, anche sul piano delle idee.
Allora, forse, tanti di coloro che lo cercano, potranno trovarlo.

Altre volte potremo essere fraintesi, contraddetti, potremo diventare oggetto di derisione, magari di avversione e di persecuzione. Gesù ci ha avvertititi anche di questo: «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»(Gv 15,20.).
Siamo ancora sulla strada giusta. Proseguiamo perciò a testimoniarlo con coraggio anche in mezzo alle prove, anche a prezzo della vita. La mèta che ci attende lo merita: è il Cielo, dove Gesù, che amiamo, ci riconoscerà davanti al Padre suo per tutta l’eternità.

  Chiara Lubich


Pubblicata in Città Nuova, 1984/12, pp. 10-11.


domenica 10 giugno 2012

Auguro a voi di essere la Chiesa - Giovanni Paolo II

La comunione e l'unità sono come il fuoco che ha bisogna sempre di essere sempre alimentato per mantenere la sua forza. Anche noi abbiamo sempre bisogna di alimentare la nostra comunione ogni tanto per essere il fuoco che dà l'Amore. Ce ne sono sicuramente tantissimi modi di rendere questo fuoco che sta in noi sempre vivo e questo Video mi pare uno di quelli mezzi che non lascia nessuno indifferente. Forse che alcuni di noi l'hanno già visto prima di oggi, forse che alcuni hanno anche partecipato in alcuni di questi eventi, ma penso che questo sia uno dei quei Video che si può anche rivedere tantissime volte. Auguro a tutti voi una buona visione e che la vostra vita sia sempre un fuoco che dà l'Amore.
Tutta la mia Unità. Ali

Thank you Holy Father! from focolare.org on Vimeo.

domenica 6 maggio 2012

Parola di vita-Maggio 2012


«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49).
Nell’Antico Testamento il fuoco simbolizza la Parola di Dio pronunciata dal profeta. Ma anche il giudizio divino che purifica il suo popolo, passando in mezzo ad esso.
Così è la Parola di Gesù: essa costruisce, ma contemporaneamente distrugge ciò che non ha consistenza, ciò che deve cadere, ciò che è vanità e lascia in piedi solo la verità.
Giovanni Battista aveva detto di lui: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»[2], preannunciando il battesimo cristiano inaugurato il giorno di Pentecoste con l’effusione dello Spirito Santo e l’apparizione delle lingue di fuoco[3].
Dunque è questa la missione di Gesù: gettare il fuoco sulla terra, portare lo Spirito Santo con la sua forza rinnovatrice e purificatrice.
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!»
Gesù ci dona lo Spirito. Ma in che modo lo Spirito Santo agisce?
Lo fa diffondendo in noi l’amore. Quell’amore che noi, per suo desiderio, dobbiamo mantener acceso nei nostri cuori.
E com’è questo amore?
Non è terreno, limitato; è amore evangelico. E’ universale come quello del Padre celeste che manda pioggia e sole su tutti, sui buoni e sui cattivi, inclusi i nemici.
E’ un amore che non attende nulla dagli altri, ma ha sempre l’iniziativa, ama per primo.
E’ un amore che si fa uno con ogni persona: soffre con lei, gode con lei, si preoccupa con lei, spera con lei. E lo fa, se occorre, concretamente, a fatti. Un amore quindi non semplicemente sentimentale, non di sole parole.
Un amore per il quale si ama Cristo nel fratello e nella sorella, ricordando quel suo: “L’avete fatto a me”[4].
E’ un amore ancora che tende alla reciprocità, a realizzare, con gli altri, l’amore reciproco.
E’ quest’amore che, essendo espressione visibile, concreta della nostra vita evangelica, sottolinea e avvalora la parola che poi potremo e dovremo offrire per evangelizzare.
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!»
L’amore è come un fuoco, l’importante è che rimanga acceso. E, perché ciò sia, occorre bruciare sempre qualcosa. Anzitutto il nostro io egoista, e lo si fa perché, amando, si è tutti protesi verso l’altro: o Dio, compiendo la sua volontà, o il prossimo, aiutandolo.
Un fuoco acceso, anche piccolo, se alimentato, può divenire un grande incendio. Quell’incendio di amore, di pace, di fraternità universale che Gesù ha portato sulla terra.
                                                                                          Chiara Lubich

[1]     Pubblicata in Città Nuova, 2001/14, p.37.
[2]     Lc 3,16.
[3]     Cf At 2,3.
[4]     Mt 25,40.

lunedì 2 gennaio 2012

Parola di vita: Gennaio 2012

«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).
 
Queste parole, rivolte da san Paolo alla comunità di Colossi, ci dicono che esiste un mondo, nel quale regna l’amore vero, la comunione piena, la giustizia, la pace, la santità, la gioia; un mondo dove il peccato e la corruzione non possono più entrare; un mondo dove la volontà del Padre è perfettamente compiuta. È il mondo al quale appartiene Gesù. E’ il mondo che egli ha spalancato a noi con la sua risurrezione, passando attraverso la dura prova della passione.
«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.»
A questo mondo di Cristo, dice san Paolo, noi non soltanto siamo chiamati, ma già apparteniamo. La fede ci dice che mediante il battesimo noi siamo inseriti in lui e, perciò, partecipiamo della sua vita, dei suoi doni, della sua eredità, della sua vittoria sul peccato e sulle forze del male: siamo infatti risorti con lui.
Ma, a differenza delle anime sante che hanno già raggiunto il traguardo, la nostra appartenenza a questo mondo di Cristo non è piena e svelata; soprattutto non è stabile e definitiva. Fino a che ci troviamo su questa terra noi siamo esposti a mille pericoli, difficoltà e tentazioni, le quali possono farci tentennare, possono frenare il nostro cammino o addirittura deviarlo verso false mète.
«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.»
Si comprende allora l’esortazione dell’Apostolo: «Cercate le cose di lassù». Cercate di uscire non già materialmente, ma spiritualmente da questo mondo; abbandonate le regole e le passioni del mondo per lasciarvi guidare in ogni situazione dai pensieri e dai sentimenti di Gesù. “Le cose di lassù”, infatti, stanno ad indicare la legge di lassù, la legge del Regno dei cieli, che Gesù ha portato in terra e vuole che realizziamo fin da ora.
«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.»
Come vivere allora questa Parola di vita? Essa ci sprona a non accontentarci di una vita mediocre, fatta di mezze misure e compromessi, ma a conformarla, con la grazia di Dio, alla legge di Cristo.
Ci spinge a vivere e ad impegnarci a testimoniare nel nostro ambiente i valori che Gesù ha portato sulla terra: potrà essere lo spirito di concordia e di pace, di servizio ai fratelli, di comprensione e di perdono, di onestà, di giustizia, di correttezza nel nostro lavoro, di fedeltà, di purezza, di rispetto verso la vita, ecc.
Il programma, come si vede, è vasto come la vita; ma per non rimanere nel vago, attuiamo in questo mese quella legge di Gesù che è un po’ il sunto di tutte le altre: vedendo in ogni fratello Cristo, mettiamoci al suo servizio. Non è poi questo che ci sarà chiesto al termine della nostra esistenza?
Chiara Lubich

sabato 31 dicembre 2011

COUNTDOWN TO CHANGE costruendo ponti,

Grazie Signore Gesù per questo ultimo giorno dell’anno 2011, grazie per avermi mandato qui a Loppiano, con i nuovi amici, i miei confratelli nella vita religiosa. Con loro, noi condividiamo i nostri carismi e riceviamo qualcosa dagli altri, e poi diventiamo un po’ più basiliani, deohniani (Sacro Cuore), francescani,  maristi,  oblati, salesiani, stimmatini, …un po’ più apostoli di Gesù, compagni di Gesù, e Figli di Dio nell’opera della Theòtokos!
Grazie Signore per il programma di oggi con i cittadini di Loppiano. Erano i giovani che ci hanno mostrato cosa voglia dire “COUNTDOWN TO CHANGE costruendo ponti,”  cioè “conto alla rovescia, costruendo i ponti ai cambiamenti.”
Durante il workshop “Let’s bridge with colour” nel salone di S. Benedetto, i ragazzi hanno costruito un ponte da quasi niente, sarebbero i piccoli Ciro (CIpollone, ROberto) in erba, mentre le ragazze hanno colorato la scenografia per la festa di stasera. Partecipando in questa gioiosa pre-festina dei colori e costruzioni, ho dipinto una pagoda con gli auguri “xin nian kuai le” cioè “buon anno nuovo” nelle carattere cinese 新年快樂, e venivano i giovani che chiedevano lo stesso augurio scritto sulle braccia con i pennarelli colorati come tatuaggio.
ì le 18,00, eravamo tornati a casa di Claritas con l’intenzione di celebrare gli ultimi vespri d’anno 2011 con chiunque fosse disponibile. Quando bussavo ad invitare i confratelli nella propria stanza, ognuno ha risposto, “arrivo subito!” e quindi, abbiamo celebrato  i bellissimi vespri insieme per l’ultima volta quest’anno.
Grazie Signore, per questa opportunità di costruire ponti con i colori per i cambiamenti verso un mondo unito.        
Amen. 
Girolamo GUEVARA, s.I.

venerdì 30 dicembre 2011

Abbiamo una vita sola e occorre spenderla bene!

La giornata di oggi si è aperta con le sfumature dell’alba che si diffondevano lentamente nel cielo, sopra le colline e gli alberi, mentre una leggera nebbia nella pianura con un po’ di pigrizia si avviava a scomparire. La pace e la calma del luogo aiuta a cominciare bene la giornata. Qualcuno è stato salutato dalla comparsa di uno scoiattolo che saltellava tra i rami degli alberi del giardino della Claritas.
Oggi abbiamo fatto meditazione guardando un video di Chiara a Bratislava. In quell’occasione si rivolgeva a tante persone in un palazzetto (molte delle quali nuove nell’ideale) spiegando in modo semplice alcuni punti essenziali della sua storia. Nella prima parte del discorso ha raccontato gli inizi dell’opera e l’importanza dell’unità ponendo un particolare accento sulla nostra chiamata a donare agli altri la gioia. È questo un potente antidoto contro il non-senso e la noia che spesso circolano nel mondo. Nella seconda parte ha approfondito il nostro mezzo per portare l’unità: Gesù Abbandonato. È Lui il segreto per ricomporre le divisioni ed è solo grazie a Lui se l’ideale ha potuto raggiungere 182 nazioni nel mondo! Abbiamo una grandissima potenzialità nelle nostre mani. Ancora una volta ci ha ricordato con insistenza che abbiamo una vita sola e dobbiamo spenderla bene!
Dopo questo stimolo iniziale, abbiamo cominciato un’intensa condivisione tra di noi, rallegrata dall’arrivo di un nuovo fratello; si tratta di fra Ado, un cappuccino che viene dal santuario di S. Leopoldo a Padova. È stata l’occasione per raccontarci le situazioni concrete di disunità che alcuni hanno sperimentato nella propria vita e nei propri paesi. In alcuni casi, proprio i religiosi sono diventati causa di divisioni e faziosità! Per questo urge la nostra testimonianza di vita e di amore.
Abbiamo ri-scoperto che quando siamo assaliti dalla rabbia e ci prende un senso di impotenza di fronte a situazioni più grandi di noi, proprio allora abbracciare Gesù Abbandonato è l’arma che ci permette di rendere feconda anche questa sofferenza e ci libera dal pericolo della frustrazione.
Dopo il pranzo vissuto nel consueto clima di allegria e condivisione, seguito dalla siesta, iniziamo il programma del pomeriggio. Continuando nei nostri incontri con gli abitanti di Loppiano, quest’oggi è stata la volta dei focolarini. Sono venuti a trovarci Paola – focolarina che da più di 20 anni vive nella cittadella – e due “aspiranti”: Juan Miguel dalla Spagna e Hervé dal Burundi che sono qui per la scuola di formazione per focolarini. Siamo stati raggiunti anche da Maurizio, un salesiano che ha passato con noi questo momento di condivisione per poi ripartire.
Anche questa volta, partendo da una semplice presentazione della propria storia siamo entrati in un clima soprannaturale e siamo stati coinvolti dalla ricchezza e dalla bellezza della storia personale dei nostri ospiti.
Volendo riassumere in poche parole si potrebbe dire così:
-l’amore dà la gioia
-l’amore dà la luce per capire la propria chiamata
-l’amore conquista il fratello e cambia la realtà attorno a noi.
A questo punto rimaneva un po’ di tempo libero da passare insieme, così un gruppetto di noi ha deciso di visitare la bottega di Ciro visto che anche nella nostra casa ci sono alcune sue opere che hanno stimolato la nostra curiosità. Siamo andati insieme trovando il suo studio aperto e un giovane apprendista che ci ha mostrato alcune opere, gli strumenti di lavoro e ci ha spiegato la storia di Ciro e della sua arte. Visto che c’eravamo abbiamo fatto un salto nell’Atelier del centro Azur, in cui abbiamo ammirato qualche altro pezzo di Ciro e le opere dell’artista cinese Hung. Anche in questo caso si tratta di una capacità creativa affascinante e molto originale. Veramente l’arte ha la capacità di elevare l’animo umano e portarlo all’ammirazione, alla poesia e persino all’incontro con Dio…!!
La giornata non può che concludersi con la S. Messa assieme a tutta la cittadella nella Chiesa di Maria Theotokos. La cena ci ristora nelle forze e il riposo della notte ci preparerà alle sorprese del nuovo giorno.
Alla prossima.
Il Signore vi dia pace!
Fra Alberto ofm

giovedì 29 dicembre 2011

Un’esperienza vissuta di Dio amore

L’atmosfera di Loppiano ti riempie. Le dolci colline e i tenui colori dell’alba invitano a fare silenzio, dicono nel profondo dell’anima che Dio ti parlerà. Il freddo è intenso, ma è già presente la sensazione che, non appena i raggi del sole si faranno strada, un nuovo tepore ti scalderà.

È questa l’atmosfera in cui, dopo il canto delle Lodi, abbiamo fatto la nostra meditazione. Un intervento di Chiara su Dio Amore, sulle fonti in cui poterlo trovare per riempirci di Lui, per frequentarlo sempre di più, fino a diventare noi stessi esseri divini. Una luce nuova ha inondato tutti noi, e la stessa luce si riverberata attraverso le nostre diverse personalità: lo si vedeva nella comunione d’anima che ne è seguita. Le fonti di cui Chiara ci parlava, qui a Loppiano, le abbiamo trovate e vissute tutte. L’eucaristia che, nella cappella della Claritas e nel santuario Theotokos è stata il centro della nostra giornata. Il Vangelo che, qui a Loppiano, più che letto è incarnato. La gerarchia, nei nostri superiori contenti che potessimo fare questa esperienza. Nel fratello, qui dove tutti desiderano amare fino a dare la vita. In noi, nelle lunghe passeggiate o nei momenti di riposo, dove la campagna, nel suo silenzio, ti invita a entrare in te stesso. Infine, tra noi, dove un intero paese si sforza di tenere Gesù in mezzo.

A metà mattina ci hanno raggiunto Don Nicola, sdb, assistente gen-Re della zona di Trento e Fra Alberto, OFM, ora a Treviso. Subito sono entrati nello spirito di Loppiano e, un cuor solo e un’anima sola, abbiamo ascoltato una testimonianza di fra Bonaventura sugli inizi del movimento. Che vita ha portato Chiara, che rivoluzione! Di quest’ideale desideriamo illuminare il mondo intero, a partire dai nostri prossimi, dalle nostre stesse comunità.

Nel pomeriggio due incontri intensi sono stati dimostrazione chiara di quanto avevamo meditato nella mattina. Si era parlato di Dio amore che ci è Padre, che dobbiamo saper riconoscere in ogni cosa e amare con tutti noi stessi. Nel pomeriggio l’abbiamo visto realizzato in famiglie che l’hanno fatto: coppie che, fidandosi di Lui, hanno lasciato il lavoro perché sentono l’esigenza di formarsi, come famiglie, alla scuola di Gesù in mezzo. Che trasformazione in loro e tra i loro bambini! E abbiamo incontrato giovani ragazze ricche di vita e colme di ideali che vengono a Loppiano per attingere quella vita che desiderano portare nelle loro unità gen e nel mondo intero.

L’unità più intesa la si è sentita nel santuario Theotokos, maternamente accolti da Maria e da Lei invitati alla mensa del Figlio. C’eravamo tutti intorno all’altare, insieme a Gesù, a pregare il Padre Nostro e a nutrirci di Lui. Un pensiero era chiaro: questa comunione ha come obiettivo la comunione sperimentata nell’arco di questa giornata. Sì! L’unità con Gesù Eucaristia è per l’unità tra noi, affinché tutti siamo una cosa sola, come il Padre e il Figlio sono una cosa sola.

Par Fra Andrea, FFm

mercoledì 28 dicembre 2011

I giovani religiosi di Roma al Capodanno 2012 a Loppiano

Ci siamo radunati oggi a Loppiano per iniziare il camino di quattro giorni di approfondimento e di conoscenza del Movimento dei Focolare. Adesso siamo già sette e aspettiamo anche tre o quattro altri. Da quando siamo stati arrivati, abbiamo ricevuto una bella accoglienza dei sacerdoti religiosi della casa Claritas.

Nella mattinata, abbiamo avuto una visita guidata di Claritas. La sua bella cappella e le sue Salle artistiche non lasciano nessuno indifferente. Siamo stati colpiti non soltanto per l’aspetto estetica della Claritas ma soprattutto per la gentilezza della suoi occupanti. Appena arrivati, ci hanno accolti con tanta gioia che ci sentivamo già a casa dopo qualche minuti.

Nel pomeriggio, dopo aver visto un documentazione sui primi 60 anni del movimento e dopo i vespri ci siamo tutti radunati al santuario per l’Eucaristia.

domenica 4 dicembre 2011

Parola di Vita - Dicembre 2011


"Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!" (Lc 3,4)

In questo tempo d’Avvento, ecco una nuova “parola”, che siamo invitati a vivere. L’evangelista Luca la riprende da Isaia, il profeta della consolazione. Per i primi cristiani, essa va riferita a Giovanni il Battista, che ha preceduto Gesù.
E la Chiesa, in questo tempo che precede il Natale, presentando appunto il Precursore, ci invita alla gioia, perché il Battista è come un messaggero che annunzia il Re. Questi, infatti, sta per venire. E’ vicino il tempo in cui Dio compie le sue promesse, perdona i peccati, dona la salvezza.
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”
Ma se questa è parola di gioia, è anche un invito ad un nuovo orientamento di tutta la nostra esistenza, ad un cambiamento radicale della vita.
Il Battista invita a preparare la strada del Signore. Ma qual è questa strada?
Gesù, annunziato dal Battista, prima d’uscire a vita pubblica per iniziare la sua predicazione, è passato per il deserto. Questa la sua strada. E nel deserto, se ha trovato la profonda intimità col Padre suo, ha incontrato anche le tentazioni, facendosi solidale così con tutti gli uomini. E ne è uscito vincitore. E’ la stessa strada che ritroviamo poi nella sua morte e resurrezione. Avendo Gesù percorso la sua strada sino in fondo, diventa egli stesso “via” per noi che siamo in cammino.
E’ lui stesso la via per la quale dobbiamo incamminarci per poter realizzare sino in fondo la nostra vocazione umana, che è entrare nella piena comunione con Dio.
Ognuno di noi è chiamato a preparare la via a Gesù, che vuole entrare nella nostra vita. Occorre, allora, raddrizzare i sentieri della nostra esistenza, perché egli possa venire in noi.
Bisogna preparargli la strada, togliendo gli ostacoli ad uno ad uno: quelli posti dal nostro modo limitato di vedere, dalla nostra volontà debole.
Occorre avere il coraggio di scegliere fra una nostra strada e la sua per noi, fra la nostra volontà e la sua volontà, fra un programma voluto da noi e quello pensato dal suo amore onnipotente.
E una volta presa questa decisione, lavorare per adeguare la nostra volontà recalcitrante alla sua.
Come? I cristiani realizzati insegnano un metodo buono, pratico, intelligente: ora, adesso.
Nel momento, togliere sasso dopo sasso perché non più la nostra volontà viva in noi, ma la sua.
Avremo così vissuto la Parola:
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”
Chiara Lubich

giovedì 24 novembre 2011

Parola di vita Novembre 2011

“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13)

Gesù è appena uscito dal tempio. I discepoli gli fanno notare con orgoglio l’imponenza e la bellezza dell’edificio. E Gesù: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata»[2]. Poi sale sul monte degli Ulivi, si siede e, guardando Gerusalemme che gli è davanti, inizia a parlare della distruzione della città, e della fine del mondo.
Come avverrà la fine del mondo? – gli domandano i discepoli – e quando arriverà? È una domanda che anche le successive generazioni cristiane si sono poste, una domanda che si pone ogni essere umano. Il futuro è infatti misterioso e spesso fa paura. Anche oggi c’è chi interroga i maghi e indaga l’oroscopo per sapere come sarà il futuro, cosa accadrà…
La risposta di Gesù è limpida: la fine dei tempi coincide con la sua venuta. Lui, Signore della storia, tornerà. È Lui il punto luminoso del nostro futuro.
E quando avverrà questo incontro? Nessuno lo sa, può avvenire in qualsiasi momento. La nostra vita è infatti nelle sue mani. Lui ce l’ha data; Lui può riprenderla anche all’improvviso, senza preavviso. Tuttavia ci avverte: avrete modo d’essere pronti a questo evento se vigilerete.

“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”

Con queste parole Gesù ci ricorda innanzitutto che Lui verrà. La nostra vita sulla terra terminerà ed inizierà una vita nuova, che non avrà più fine. Nessuno oggi vuole parlare della morte… A volte si fa di tutto per distrarsi, immergendosi completamente nelle occupazioni quotidiane, fino a dimenticare Colui che ci ha dato la vita e che ce la richiederà per introdurci nella pienezza della vita, nella comunione con il Padre suo, nel Paradiso.
Saremo pronti ad incontrarlo? Avremo la lampada accesa, come le vergini prudenti che attendono lo sposo? Ossia, saremo nell’amore? Oppure la nostra lampada sarà spenta perché, presi dalle tante cose da fare, dalle gioie effimere, dal possesso dei beni materiali, ci siamo dimenticati della sola cosa necessaria: amare?

“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.”

Ma come vegliare? Innanzitutto, lo sappiamo, veglia bene proprio chi ama. Lo sa la sposa che attende il marito che ha fatto tardi al lavoro o che deve tornare da un viaggio lontano; lo sa la mamma che trepida per il figlio che ancora non rincasa; lo sa l’innamorato che non vede l’ora d’incontrare l’innamorata… Chi ama sa attendere anche quando l’altro tarda.
Si attende Gesù se lo si ama e si desidera ardentemente incontrarlo.
E lo si attende amando concretamente, servendolo ad esempio in chi ci è vicino, o impegnandosi alla edificazione di una società più giusta. È Gesù stesso che ci invita a vivere così raccontando la parabola del servo fedele che, aspettando il ritorno del padrone, si prende cura dei domestici e degli affari della casa; o quella dei servi che, sempre in attesa del ritorno del padrone, si danno da fare per far fruttificare i talenti ricevuti.

“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”

Proprio perché non sappiamo né il giorno né l’ora della sua venuta, possiamo concentrarci più facilmente nell’oggi che ci è dato, nell’affanno del giorno, nel presente che la Provvidenza ci offre da vivere.
Tempo fa mi venne spontaneamente di rivolgere a Dio questa preghiera. Vorrei ora ricordarla.
“Gesù,
fammi parlare sempre
come fosse l’ultima
parola che dico.
Fammi agire sempre
come fosse l’ultima
azione che faccio.
Fammi soffrire sempre
come fosse l’ultima
sofferenza che ho da offrirti.
Fammi pregare sempre
come fosse l’ultima
possibilità,
che ho qui in terra,
di colloquiare con Te”.
Chiara Lubich

[1] Parola di vita, novembre 2002, pubblicata in Città Nuova, 2002/20, p.7.
[2] Mt 24,2.

GENERAZIONE NOUVA DEI RELIGIOSI


«Gesù è il Verbo di Dio incarnato. La Chiesa è il Vangelo incarnato: per questo è Sposa di Cristo… Ogni famiglia, o ordine, è l’incarnazione, per così dire, d’una espressione di Gesù, d’un suo atteggiamento, d’un fatto della sua vita, d’un suo dolore, di una sua parola… la Chiesa è un maestoso Cristo spiegato attraverso i secoli… L’Amore ha assunto nella Chiesa diverse forme e sono gli ordini e le famiglie religiose… Noi dobbiamo soltanto far circolare fra i diversi ordini l’Amore. Si devono comprendere, capire, amare come Si amano [tra di loro] le Persone della Trinità» (Chiara Lubich).
Rendere visibile una Chiesa e un’umanità ravvivate dalla fraternità e dalla comunione fra tutti i carismi, favorire l’unità nella propria Famiglia religiosa o Comunità, riscoprire il proprio fondatore, vivere con rinnovato impegno le proprie Regole e le Costituzioni, attualizzare il proprio carisma per l’oggi della Chiesa e dell’umanità: sono alcuni degli effetti spirituali e obiettivi dei membri di vari Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica e Nuove Comunità che aderiscono al Movimento dei focolari.
I primi a mostrare interesse per la nuova spiritualità nascente furono i cappuccini di Trento, sotto i cui occhi, a due passi dalla loro chiesa e dal loro convento, in piazza Cappuccini 2, prendeva forma quella prima convivenza di vergini che avrebbe assunto ben presto il nome di focolare.
Nel 1947, grazie ad un viaggio di Chiara Lubich ad Assisi e a Roma, altri religiosi entrarono in contatto con l’ideale dell’unità e iniziarono a incontrarsi tra di loro per condividere le esperienze evangeliche che esso suscitava.
Il 1967 segnò una tappa importante. Nell’estate di quell’anno, 25 religiosi provenienti da tutta l’Europa trascorsero 15 giorni insieme vicino a Trento per approfondire la conoscenza del carisma dell’unità. A quel momento viene fatto risalire l’inizio della diramazione dei religiosi all’interno del Movimento dei focolari con caratteristiche che Chiara stessa spiegava: «La loro unità non dovrebbe essere niente di organizzato… I religiosi sono uniti dalla spiritualità».
E lo stesso avvenne per le religiose. Tappa storica per loro fu l’udienza del 14 aprile 1971 con Paolo VI alla quale erano presenti 400 suore di 20 nazioni e di 80 congregazioni. In quell’occasione il Papa indicò un percorso: «Approfondire la conoscenza e l’unità con i vostri rispettivi fondatori, nel clima di fraterna carità, propria del Movimento dei focolari».
Intorno ai religiosi e alle religiose sono nati i e le gen-re (generazione nuova dei religiosi), che vedono riuniti religiosi e consacrati in prima formazione, giovani cioè che preparandosi alla vita consacrata dei diversi ordini intendono vivere la spiritualità dell’unità.
Negli Statuti generali  dell’Opera di Maria approvati nel 1990 da Giovanni Paolo II, attraverso il Pontificio consiglio per i laici, veniva riconosciuto che i membri di Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica possono essere membri a pieno titolo del Movimento. Il legame è «essenzialmente un impegno di natura spirituale», si legge all’art. 5 del loro regolamento e non può prescindere dal consenso dei propri superiori.
Per offrire ai membri di vari Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica e Nuove Comunità l’approfondimento e la pratica della spiritualità dell’unità, sono sorti alcuni Centri internazionali di spiritualità nelle cittadelle di testimonianza del Movimento dei focolari, in cui i religiosi e consacrati presenti testimoniano il loro carisma nella reciprocità dei rapporti.
Il 25 ottobre 2004 la Pontificia Università Lateranense, Istituto “Claretianum”, ha conferito a Chiara Lubich la Laurea h.c. in Teologia della Vita Consacrata.
Source: http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/religiosi/